QUANDO L’UOMO HA VISTO LE API PER LA PRIMA VOLTA, CHE COSA AVRÀ PENSATO? DA DOVE PRENDEVANO QUESTO MIELE? COME VIENE PRODOTTO IL MIELE? QUANDO E COME L’UOMO SI È AVVICINATO AD UN NIDO DI API PER LA PRIMA VOLTA?

 

Oggi sembra scontato pensare che il miele provenga dalla trasformazione del nettare dei fiori. Ma agli occhi di un osservatore primitivo, privo di conoscenza scientifica, come potevano apparire le api?

Migliaia d’api che al mattino si svegliano per andare a far visita ai fiori, fiori di moltissimi tipi, fiori colorati, fiori profumati. Ma che cosa cercavano nei fiori? Cercavano il miele? Sicuramente cercavano il miele, c’era moltissimo miele nei loro alveari, ne erano pieni, da qualche parte dovevano prenderlo!

Ma chi aveva messo il miele nei fiori? Da dove veniva?

Oppure potevano già pensare che erano le api stesse a produrlo? Probabilmente avrebbero potuto pensare che la polvere (polline) che le api trasportavano nelle zampe veniva poi trasformata in miele?

Mi posso solo immaginare la curiosità e le domande che l’uomo si è posto (e si pone ancora oggi) osservando le api.

 

 

“È NATO PRIMA L’UOVO O LA GALLINA?”

 

Quando è nata la sinergia fra piante produttrici di nettare e polline, con animali che raccolgono tali sostanze, favorendo l’impollinazione delle piante stesse?

Dai ritrovamenti effettuati, sappiamo che la comparsa delle prime piante nettarifere risale già a 150-100 milioni di anni fa. Mentre i reperti fossili di Bolca, rinvenuti nel mar Baltico, documentano la presenza di un’ape, antenata della nostra attuale, circa 50 milioni di anni fa.

Dunque è difficile stabilire come possa essere nato questo processo di collaborazione reciproca fra animali impollinatori e piante. La teoria più convincente vuole che entrambi si siano evoluti contemporaneamente adattandosi gli uni alle altre, portando allo sviluppo e al perfezionamento del loro rapporto.

La comparsa delle api come le intendiamo oggi, cioè un organismo sociale, risalirebbe ad un periodo che va da 20 a 10 milioni di anni fa.

Si ritiene che le api mellifere e le formiche siano state fra le prime ad evolversi in società dalla complessa organizzazione, precedute solo dalle termiti.

 

L’UOMO E LE API

La più antica testimonianza del rapporto fra l’uomo e le api la troviamo in una pittura rupestre scoperta in una grotta intorno al 1920 a Cueva de la Araña, vicino a Valencia (Spagna), risalente al 7.000-5.000 a.c. (fig.1)

L’immagine sembra mostrare un persona, probabilmente una donna, che si arrampica su una rupe o un albero con delle funi, in una mano ha un cesto per contenere i favi di mieli, mentre nell’altra tiene un oggetto che sprigiona del fumo, utilizzato per ammansire le api che lo circondano. Nella parte più bassa della pittura sembra comparire una altra figura, probabilmente un adolescente, anche essa nel intento di arrampicarsi sulle funi portando con se un contenitore.

 

Fig.1 Pittura rupestre ritrovata nella parete di una grotta a Cueva de la Araña (Spagna), risalente a 7000-5000 a.c..

Una tecnica così primitiva che viene utilizzata ancora oggi in alcune zone del sud est asiatico dai “Cacciatori di miele”, che si calano in profondi dirupi, utilizzano solo delle scalette di corde e senza protezione, per depredare miele alle api.

Molto probabilmente i nostri antenati preistorici hanno imparato questa tecnica proprio osservando gli animali ghiotti di miele. Ci possiamo immaginare i primi tentativi, magari servendosi di un lungo bastone per raggiungere i favi al riparo nel cavo di un albero o nella fessura di una roccia. Chissà lo stupore nei loro volti nell’assaggiare un cibo così dolce, una dolcezza che faceva ammenda alle numerose punture che si erano procurati per prende quel miele.

 

Informazioni prese su:

“Il miele attraverso i secoli” su Mieli d’Italia; ” Le api” di Alberto Contessi; “l’ape nell’arte antica” apicoltura online.